La miglior vendetta

La miglior vendetta del popolo norvegese è dare all’assassino di Oslo e Utøya ciò che merita, secondo le leggi.

Anche se coincide con ciò che l’assassino desiderava.

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Uscite (quasi) tutti dal mio cervello

Più vivo, più capisco di avere bisogno di imparare. E più ho bisogno di imparare più ho bisogno di selezionare le parole che mi circondano. Sbaglia chi pensa sia snobismo. Al contrario: è che ho bisogno degli altri. Ma non TUTTI gli altri.

(Michele Serra, L’amaca del 14 luglio 2012)

Social neurosis

Basta che cominciate a dire di qualcosa: “Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!” e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia.

Italo CalvinoL’avventura di un fotografo (da “Gli amori difficili”)

Sostituite alla fotografia (e suoi derivati verbali) il “post” (e azioni socialsimili), e avrete una nitida descrizione del delirio in cui si dibattono diverse centinaia di milioni di persone, incluso il sottoscritto.

Il cittadino nevoso

Un M. de Saint-Janvier fu chiamato dinanzi ad un tribunale durante la Rivoluzione Francese. Dichiarate le sue generalità al funzionario per l’identificazione, si sentì rispondere da questi: “i titoli nobiliari e tutti i loro indicatori sono stati aboliti, quindi non potete più anteporre il de al vostro cognome”. “Va bene”, disse il tale, “allora mi dirò Saint-Janvier“. “Ma non vi sono più santi”, replicò il funzionario”. “Allora Janvier?”. “Janvier è il nome di un mese che non esiste più”, rispose il burocrate, concludendo: “d’ora in poi sarete il cittadino Nevoso“.

[aneddoto controrivoluzionario di origine incerta]
Fonti in francese e inglese rinvenibili nella ricerca de “saint-janvier” citoyen nivose – Cerca con Google.

Le perdizioni provvisorie

Possibile che si stia, in queste ore, ancora appesi al filo di mezze figure assurte a protagonisti dell’agone politico, pupazzi con l’elastico in fuga dal puparo, ma pronti a ritornare all’ovile non appena il loro vantaggio tattico potrà essere convertito in prebende, pubbliche o private…?

Se Dio Giocasse A Poker Potrebbe Barare?

La parte più divertente del lavoro di avvocato deve essere quel impalpabile senso di onnipotenza che deriva dalla consapevolezza che, tanto, le cavolate che scrivi non le leggerà mai nessuno, sul serio.

Non mi spiego altrimenti il paragrafo 10.8 (intitolato eufemisticamente “Force Majeure”) delle Condizioni di Servizio del noto distruttore di produttività del terziario avanzato, Zynga.

Non può infatti prendersi sul serio, e pretendere di essere preso sul serio, un legale che fa scrivere al suo cliente di non essere responsabile di disservizi causati da “atti di Dio, guerra, terrorismo, rivolte, embarghi…” – ATTI DI DIO? qualcuno nell’ufficio legale di un banalissimo spacciatore di giochi online ha DAVVERO sentito il bisogno di scrivere che se DIO lanciasse un fulmine su uno dei loro server, causando la vaporizzazione istantanea di migliaia di account (e, incidentalmente, di qualche decina di tecnici, inservienti e guardiani), ebbene, che nessuno si sogni di fargli causa per interruzione di servizio…???

Qualcuno dovrebbe spiegargli che se Dio non gioca a dadi, probabilmente non è perché preferisce giocare a ZyngaPoker.