Quietudine

E così potrebbe riposarmi
se tu fossi qui, posare piano
la mia mano sulla fresca curva
della spalla o al limite del seno.

R. M. Rilke

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Improvvisamente, l'inverno scorso

Solo, con desiderio e e un timore tremendamente vuoti. Tutta la stanza nei miei pensieri. Nient’altro che me e quel che penso, quel che temo. Potrei pensare i più fantastici pensieri, potrei danzare, sputare, far smorfie, imprecare, gemere — nessuno lo saprebbe mai, nessuno nemmeno sentirebbe. Il pensiero di una così assoluta segretezza basta a farmi impazzire. È come una nascita netta. Ogni cosa tagliata via. Separato, nudo, solo. Benedizione e tortura insieme. Il tempo nelle tue mani. Ogni secondo ti pesa addosso come una montagna. Ci affoghi dentro. Deserti, mari, laghi, oceani. Il tempo batte come una mannaia. Nulla. Il mondo. Il me e il non-me. Umaharumuma. Ogni cosa deve avere un nome. Ogni cosa deve essere appresa, provata, sperimentata. Faites comme chez vous, chéri.

Henry Miller – Tropico del Cancro

Uscite (quasi) tutti dal mio cervello

Più vivo, più capisco di avere bisogno di imparare. E più ho bisogno di imparare più ho bisogno di selezionare le parole che mi circondano. Sbaglia chi pensa sia snobismo. Al contrario: è che ho bisogno degli altri. Ma non TUTTI gli altri.

(Michele Serra, L’amaca del 14 luglio 2012)

In memoriam

what can i do to make you happy - i like hugs
Che posso fare per renderti felice? - Mi piacciono gli abbracci

Uno strappo alla regola, o una nuova regola? Il tempo lo dirà.

Resurrezione (arsenico e vecchi fumetti)

Piove. Casa materna. “Ma dove saranno finiti quei fumettazzi?” (sì, proprio quelli, no, non quegli altri, quelli lì). E vabbe’, si scava, scassettando con perizia ogni comò, per di più senza civette. Controindicazioni, il corollario di Schliemann-Metronapoli alla Legge di Murphy: quando scavi, di solito viene fuori la cosa sbagliata, al momento sbagliato, nel posto peggiore.

Così, invece dei fumettazzi, esce fuori una cartellina inserita in una busta di plastica non trasparente, assicurata da due elastici in buona salute. Sopra, un messaggio (“arsenico e vecchi merletti”) da parte di un probabile quasiventenne ancora brufoloso e munito di occhiali modello procione; un messaggio diretto al me stesso di vent’anni dopo, il cui senso è chiaro: non aprire, pirla! (vocativo sdoganato ai minimi livelli istituzionali). Ovviamente, essendo pirla, apro.

Non è una tisana d’autostima, scorrere le tue vecchie foto di classe del liceo e delle medie (quelle con la ragazzina che ti piaceva tanto, e con quell’altra che ti moriva dietro e tu non la strisciavi manco di cago).

Prossima volta, niente fumettazzi polverosi e via di bricolage (che c’è sempre tanto da fare, nella casa materna).

Il cittadino nevoso

Un M. de Saint-Janvier fu chiamato dinanzi ad un tribunale durante la Rivoluzione Francese. Dichiarate le sue generalità al funzionario per l’identificazione, si sentì rispondere da questi: “i titoli nobiliari e tutti i loro indicatori sono stati aboliti, quindi non potete più anteporre il de al vostro cognome”. “Va bene”, disse il tale, “allora mi dirò Saint-Janvier“. “Ma non vi sono più santi”, replicò il funzionario”. “Allora Janvier?”. “Janvier è il nome di un mese che non esiste più”, rispose il burocrate, concludendo: “d’ora in poi sarete il cittadino Nevoso“.

[aneddoto controrivoluzionario di origine incerta]
Fonti in francese e inglese rinvenibili nella ricerca de “saint-janvier” citoyen nivose – Cerca con Google.

Domenica driiin

[in bagno, lavandosi la faccia, squilla il cellulare]

– Pronto…?
[voce femminile, accento marcato del sud] Pronto, che fai dormi?
[spiazzato] Eh… sì…
[tono bonariamente canzonatorio] Ma sono le dieci, eh…!?
[progressivamente snebbiandosi] Ehm… ma… chi è…?
[interdetta] Come…?
[sicuro a casa base, sorridendo perfido] Eh, forse ha sbagliato numero…!
[confusa, batte in ritirata] Oh… mi scusi…
[magnanimo] Prego, prego, nulla, buona giornata…

When I Get That Feeling…

… I need musical healing.

Una playlist per i miei momenti-magone. Quelli in cui non si ha voglia di ascoltare buona musica, o cattiva; ci si vuole solo accoccolare nel piacere del mille volte ascoltato, da dieci, vent’anni o anche [sigh] più…

Ed allora scorri tutto l’hard disk, e quel che c’è, e ti tocca una corda buona, va bene.
(soul&inspiration: Davidone ‘o Cascione, lui sa perché)

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Sulla stradina

Andava ostinata in direzione contraria alla mia, passando al largo; la seguii finché potei.

Svoltò, scese, la persi.

Whodunit

Non riusciva a capire se fosse stato il basilico ad ammazzare il cappero, o viceversa. «Forse si è trattato di un omicidio-suicidio», pensò. La melanzana, intanto, tardava ad arrivare…