Assioma di Prisencolinensinainciusol

Se la metà delle persone del Nord del mondo consumasse solo ciò che può effettivamente utilizzare (spese voluttuarie incluse), l’economia mondiale crollerebbe in sei mesi.

La farina del diavolo

Il motivo per cui do il mio 5xMille all’Accademia della Crusca è perfettamente esemplificato dall’ultimo paragrafo di questo articoletto “too-tech-2-tell” del Sole-24Ore: su 120 parole, solo 30 (un quarto) sono termini italiani semanticamente significativi (sostantivi, verbi, aggettivi), il resto è bla-bla tecnicistico e nomi di prodotto.

Non per fare la guerra a “link” o perfino “bar”, ma per salvaguardare un argine contro la cattiva scrittura sul Web (e non solo), spesso originata da fretta “markiettistica”.

I curiosi possono scaricare analisi di un paragrafo tooTECH2tell (con qualche dato in più).

Sarò strano, ma…

… sarò mica il solo a pensare che gli interventi di Crozza a Ballarò sono di una tristezza siderale?

Ci sono tutti gli ingredienti per rendersi insopportabile, bagaglineggiante, banale:

  • duetti con i politici in studio (operazione simpatia? imbarazzo e disagio…)
  • imitazioni malriuscite (senza trucco, Crozza pare sempre e solo Crozza)
  • risate forzate (patetiche quelle del conduttore, Floris, ma devastanti quelle di Crozza stesso alle proprie battute)
  • battute telefonate o sopra le righe, mai centrate per un pubblico ed un ambiente molto “salottiero”.

Poi, terminata la performance, inizia il deprimente spettacolino… e allora rimpiangi persino il demenziale siparietto appena andato in onda.

Touch, non-touch, more touch…

… che giustamente uno scrive all’assistenza tènnica per avere un parere tènnico sui probblemi che il suo cellulare non-touch nuovo di quasi-pacca manifesta un giorno sì e l’altro pure; che poi certo uno li elenca con certosina pazienza nella e-mail, credendo di avere almeno uno straccio di illuminazione-non-retro; che poi detto aggeggino è anche in stra-garanzia superaggrovigliata; che mettiamoci pure che uno ha comprato QUELLA marca dal 1997, e sempre quella, e solo quella, perché è indistruttibile, e ha qualità non qualunque, e di qua, e di là; che ci vogliamo anche aggiungere il fatto di pagarla un po’ di più perché il servizio post-vendita è bbono al di là della garanzia eccetera eccetera; che un tuo collega con il cellulare stessa-marca-ma-touch gliel’hanno risolta per posta elettronica e quindi un poco ci speri anche tu…

… e tutto quello che ti sa dire l’assistenza tènnica è: “le consigliamo di rivolgersi al più vicino centro di assistenza e riparazione; è facile da trovare, segua questa procedura…”

Ovviamente il centro assistenza più vicino è a 80 Km. in qualsiasi direzione… 😦

Io non-touch, loro more touch!

Il congresso della finocchiona

Chianciano frequentata da parecchi tristi figuri, in questi giorni…

Non ho nulla contro i Radicali, sebbene nella lista dei loro iscritti storici sia rintracciabile il più dettagliato elenco di mignottoni della politica che la storia repubblicana possa offrire (ultimo, ma non ultimo, il bamboccione carrierista). Però di solito al loro capezzale (pare che stiano sempre per tirare le cuoia, eppure sono più coriacei di Andreotti) arrivano quasi tutte le mezze figure che formano l’attuale pantheon politico italiano.

Tra tutti i partiti citati in questa epocale scena di Caruso Pascoski (di padre polacco), solo i Radicali ancora resistono. Sarà perché si pongono sempre obiettivi al di sopra delle loro possibilità, assicurandosi pertanto una eterna tensione verso il futuro…?

Va a finire che gli unici a non camminare con la zavorra sulle spalle e la testa girata indietro sono loro…

Pensavo fosse odore, invece era diossina

Napoli è "ripulita" dalla monnezza.
Napoli si è lasciata dietro le spalle l’emergenza.

Parola di Rosetta.
La vecchia stele, diventata sindaco della prima città libica (battuta leghista: incomincio ad apprezzare… segnale pericoloso? sarà la diossina?), dimentica del suo ruolo di interprete, le spara sempre più grosse e ad ottave sempre più alte. Attendo cupidamente che sfondi il muro ultrasonico, così almeno romperà i timpani solo ai cani.

Può essere che Napoli si sia gettata la monnezza alle spalle, e questo è ciò che appare dai mass media, nel  clima da "non disturbare l’intrallazzatore" che si è subito instaurato dopo la dismissione di Bertie Bertolaso, cavallo vanesio, ma che almeno dava a vedere di volerci provare, a fare la corsa…

Sì, se l’è gettata alle spalle. Ma alle spalle di Napoli ci siamo noi, l’hinterland, la provincia, l’asse mediano, il degrado, chiamatelo come cazzo vi pare. Persone, un tempo. Ora solo plebe, incapace, per la gran parte, di reagire, oltre sterili e pericolosi "focarazzi" (in TV li chiamano "roghi", richiamando involontariamente la purificazione inquisitoria medievale; mi sembra adatto al medioevo tecnologico in cui siamo entrati a vele spiegate, come sempre primi in Europa, forse nel Mondo).

Quando ancora, ogni sera, si sversano nei campi e negli spiazzi stradali tonnellate di rifiuti speciali e tossici da tutta Italia (e i miasmi si propagano come per una maligna malìa dell’aria, immobile), e tutto il resto ridotto in cenere speciale (da trattare ad opera di aziende specializzate), quando ancora tutto questo accade ogni notte, ed impregna porte, finestre, infissi, mobili, lenzuola… C’è ancora questo, eppure già ci sono soldi per la bonifica dei terreni, il mega-affare che si intravede in fondo ad un orizzonte verde tenebra.

Ma sì… che la monnezza ci seppellisca tutti, politicanti e popolodimmerda!

USA oggi… e getta domani

Se ce ne fosse bisogno, l’ennesima dimostrazione che gli statunitensi sono veramente da seppellire (sotto un cumulo di contumelie; cosa credevate, sciocchini…? ), ce la dà il periodico USA Today, il quale, recidivo nello stilare classifiche insulse su ogni cosa, offre al pubblico più amorfo del pianeta l’occasione di far svettare in cima alla classifica delle 25 cose perdute di cui si sente di più la mancanza… nientepopodimenoché… IL FUMO IN UFFICIO!!!

Ma che vi si possano incriccare le rotative!!!

Una delle rare mosse in favore della civiltà che avete fatto dal Boston Tea Party in avanti, e la rimpiangete pure? Cosa avete al posto del cervello, guano impastato con burro d’arachidi???

Come al solito, i solerti reggipenne italioti si sono affrettati a riconvertire l’evitabile quesito in salsa al pomodoro, e quindi anche voi ora potete esternare sul sito del Corriere la vostra eterna nostalgia per le cose più disparate (siete contenti vero?).

Devo dire, l’ho fatto anche io, se non altro per tentare di rendere meno evidente il perbenismo peloso e posticcio che trasuda dal primo della classifica italiana.

Ero indeciso fra L’Unione Sovietica (embe’, il richiamo della foresta… e poi almeno allora avevano una scusa per puntare i missili sull’Europa! Putin che scuse ha? è caduto da piccolo in un pozzo nero?) e il Rinoceronte nero dell’Africa occidentale (questioni di affinità elettive, non potete capire…).

Poi ho scelto la Cabina telefonica. Da quando hanno messo quei cacchio di telefonini non so più dove cambiarmi…!

NB: il post contiene ben 2 citazioni fumettistiche. Una è evidente (spero, almeno!), l’altra è per amatori. Una virile pacca sulla spalla a chi le indovina entrambe.

Italia morta, benché…

Sarà qualche mese.

Sì, deve essere almeno qualche mese che ho avuto la definitiva folgorazione.

La speranza mi ha abbandonato da tempo, ma, semplicemente, non me n’ero accorto. Come quando continui a parlare, mentre la tua interlocutrice prima pensa ad altro, poi fa altro ed infine esce dalla stanza mentre ti crogioli immerso nel tuo onanistico borbottio.

Poi, eccola, l’immagine.

L’Italia è morta. Ma non se n’è accorta. È una zombi. Inconsapevole, tristemente dimentica del passato, continua ad aggirarsi fra gli stati, sempre più putrefatta (a partire dal piede, fino all’inguine, passando per l’interno-coscia mucillaginoso).

L’Italia è in decomposizione, più avanzata a meridione, ma solo perché i vermi sono maggioranza.

L’Italia divora la carne giovane della sua stessa progenie che non riesce a sfuggire al suo pestifero amplesso.

L’unica salvezza, per tutti, essa compresa, è mettere fine a questa oscena sembianza di vita.
Non c’è, purtroppo, che un modo: riconoscere che è finita. E toglierle quella carne giovane che tanto anela. Che le consente ancora di illudersi d’essere madre anziché carcassa.

Scappare? Sì. Migrare? Sì. Lasciare? Sì.

Bisogna farlo.

Togliere i viveri ai morti viventi.

Solo quando anche i vermi che le guizzano avidi dalle orbite saranno concime per i fiori, solo allora, quando i secoli l’avranno avvizzita del tutto, spurgata.

Solo allora, forse, qualcuno penserà di tornare.

Sbagliando, probabilmente.

Cento chiodi

Il chiodo è uno solo: il film.

Ti si pianta nei paesi bassi, inamovibile e molesto, e ti lascia una sensazione di furto con destrezza…

Non si può nemmeno dire che tradisca le attese o le promesse (la locandina recita: "le religioni non hanno mai salvato il mondo"); in realtà non si riesce a capire quale sia la tesi dell’autore, né se ne abbia una, né se abbia provato a comunicarla e non ci sia riuscito, oppure semplicemente abbia voluto fare una allegoria della vita del Cristo e sia rimasto sospeso fra i Vangeli Apocrifi spiegati ai bambini, l’Ultima tentazione di Cristo per parrocchie e la fronte di Raz Degan impirlata di finto sudore.

Banalità al cubo, sotto le mentite spoglie di dialoghi e sentenze, guarniscono tutta la trama, giusto per completare il quadro.

Conclusione: Ermanno, te ce manno!!!

Bored with Borat

Non c’è che dire, Borat m’ha fregato.

L’ho visto, sborsando i 7€ peggio spesi della mia vita, oggi pomeriggio, al cinema.

Raramente un film così pompato dai mezzi di comunicazione (a titolo d’esempio leggete l’entusiastica, demenziale recensione del Foglio) riesce poi a colpirmi, soprattutto se appartiene al genere satira-commedia.
Borat ci è riuscito, oltre le aspettative, in negativo.

Il film-documentario (finto) si basa sull’assunto fondamentale che lo spettatore sia un bambino cretino dell’età di 8 anni (vi ricorda qualcosa…?), e tenta, riuscendovi gaglioffamente, di fare sembrare gli intervistati ancora più idioti.

Non che ci volesse molto: basta prendere una manciata di stereotipi americani viventi (la femminista ultracinquantenne, il cowboy dio-patria-e-famiglia, un politicante a caso, un venditore di armi, uno di automobili, un anchor-man televisivo locale, qualche pentecostale, etc.), notoriamente ignari di qualunque cosa si svolga al di fuori del proprio giardino di casa, munirsi di telecamera (nascosta, a volte) e metterli di fronte a un sedicente giornalista Kazako – tipo strambo che parla un americano molto incerto e si comporta come Tarzan (o Mr. Crocodile Dundee) in visita a New York.

Il risultato, però, non fa ridere, riuscendo, in rari casi, solo a provocare un remoto disagio per l’ennesima scoperta di quanto poco l’americano medio sappia del mondo di cui dice di voler essere la guida democratica.

Al di là del fragilissimo impianto narrativo, sfruttato fino all’abuso anche da Michael Moore (poi non si capisce perché in un documentario Kazako lo speaker parli al suo pubblico in americano), il film non decolla perché le due o tre trovate demenziali sono stiracchiatissime per tutta la sua (eccessiva) durata, il brodo allungatissimo, i tempi comici azzeccati una volta su dieci, la volgarità non viene riscattata dal genio (checché ne dica Repubblica.it), e per quanto riguarda l’impatto del cafone ignorante con la città tentacolare, qui in Italia Totò e Peppino ci regalarono scene memorabili già mezzo secolo fa (e con tutt’altra verità ed arte). Senza voler andare così indietro (ed in alto), e restando negli USA, ci fu quello strano fenomeno di Andy Kaufman, che spiazzava ed ingannava la platea con le sue trovate e personaggi surreali (vero-finti o finto-veri). Davvero nulla di nuovo sotto il sole, insomma.

In sintesi, definirei questo film una telefonata intercontinentale troppo costosa e troppo prevedibile.

Prometto d’ora in poi di dare più credito alle dritte del Mereghetti, che pure m’aveva messo in guardia, con la sua recensione.

[NDP: il titolo del post è un gioco di parole tra il nome del protagonista e l’aggettivo bored=annoiato]